mercoledì 9 marzo 2011

Uomo, Dei e Alieni - II Parte

Fonte: http://www.italiaparallela.it

Eccoci giunti alla seconda (e non ultima) puntata della nostra ricerca sui contatti tra antiche popolazioni della terra e popoli venuti dallo spazio.

Affronteremo questo viaggio attraverso lo studio di incisioni, statue e culti degli antichi popoli della terra.

Come abbiamo detto nella prima parte i fenomeni di avvistamenti ufo si sono intensificati negli ultimi anni ma ci sono molte testimonianze che datano questi avvenimenti ed incontri con popoli extraterrestri ai tempi più remoti della storia della terra.

Iniziamo subito ad analizzarne alcuni risalenti al periodo dall’età della pietra :

In Valcamonica, in Lobardia, sono stati ritrovati dipinti rupestri datati intorno al 10.000 a.C., che rappresentano divinità o figure mitologiche dei culti dell’epoca.

Notiamo che questi personaggi hanno, attorno alla loro testa un oggetto di forma ovale, simile ad un casco oppure ad una sorgente luminosa o energetica.

Forse potrebbero raffigurare esseri venuti da un altro mondo?

Pitture rupestri dello stesso genere o comunque molto simili possono essere rinvenute a Kivik, in Svezia, a Fuencaliente in Spagna, a Santa Barbara e presso Inyo County, in California (USA).

Vengono sempre rappresentati presunti astronauti (con casco e tuta spaziale) circondati da sfere energetiche di luce o strani oggetti simili ad astronavi aliene.

Nell’altopiano del Tassili, sito nel deserto del Sahara in Africa, troviamo pitture rupestri di migliaia di anni raffiguranti esseri scafandrati con strane maschere (talora sono raffigurati con tubi sulle terga e che escono dalla bocca) oltre a figure umane assieme a sagome di umanoidi accerchiati da sfere di luce.




Una delle pitture rupestri più importanti di questa zona è quella del ”dio di Sefar”.

Si tratta di un’incisione alta 3,20 m che rappresenta un soggetto con una strana maschera.

Nell’attuale Uzbekistan, su una pittura rupestre di una grotta datata attorno al 2.000 a.C. è raffigurato un astronauta in tuta spaziale, un altro essere umanoide con un casco ad antenne a fianco e nel cielo un’astronave di forma discoidale che passa davanti al disco solare.

Sarebbero tantissime le altre pitture di questo genere da indicare ma ci limitiamo a proporvi solo alcuni immagini più rappresentative:

dei4







Pittura rupestre ritrovata in Brasile, non vi ricorda un'astronave aliena?


dei1


dei6
Simboli rupestri risalenti al 15.000 a.C. ritrovati in grotte Francesi


dei7
pittura rupestre datata da 12000 a 14000 anni

Pitture rupestri messicane datate 7.000 a.C


user posted image
user posted image
Pitture rupestri del Sahara datate al 6.000 a.C.


user posted image
Pitture rupestri in una caverna dello Utah datate 5.000 a.C

dei2
In questa strana pittura rupestre possiamo vedere un astronauta sulla destra e in piccolo sulla sinistra un razzo spaziale


dei9
Simbolo ritrovato in una caverna

dei8
Pittura rupestre a Kimberly, in Australia, 5000 a.C.

dei5
Pittura del 3000 a.C ritrovata in una grotta in Francia

Nel 1934 il professore Alberto Tulli (al tempo direttore del Museo Egizio Vaticano) trova in un negozio di antiquariato un antico papiro egizio "Il Papiro di Tulli".

Questo papiro riporta la storia di un avvistamento di cui fu il testimone il faraone Egizio Thutmosis III (1504-1450 a.C. circa) e i suoi sudditi.

Nel papiro ci sono alcune parti cancellate, come se fossero appositamente state occultate, ma il resto mostra degli strani oggetti di forma circolare, di diametro all’incirca sui 50 metri, muoversi nel cielo e provocare una pioggia di volatili e pesci.

Inoltre, sempre in Egitto, nel tempio di Seti I ad Abydos sono stati ritrovati strani geroglifici che rappresentano un elicottero e vari aerei.

In molti altri luoghi del pianeta sono invece state ritrovate statuette raffiguranti presunti astronauti, un esempio è la statuetta “Dogu” ritrovata in Giappone.
Costruita in argilla e datata al periodo Jomon Finale (1000-400 a.C.), essa sembra indossare una tuta spaziale, una visiera e un elmetto.

In Sardegna, nel grande complesso nuragico di Barrùmini, sono state rinvenute statuette datate al 1.200 a.C raffiguranti uomini di colore blu, con 4 braccia, occhi grandi e rotondi. Furono chiamati “uomini blu dello spazio”.

Sempre dalla Sardegna nuragica e dal periodo antecedente ci pervengono dei resti archeologici molto interessanti:

Tavolette di terracotta utilizzate come calendari astronomici molto avanzati, miniature di navi di forma circolare dotate di bussola.

Inoltre sono state ritrovate statuette raffiguranti esseri umanoidi.

Pensiamo di avervi stupiti anche per oggi, quindi interrompiamo qui il nostro viaggio e arrivederci alla prossima puntata!

Antonella - ItaliaParallela


Uomo, Dei e Alieni - I Parte


Dagli anni '50 nei nostri cieli sono stati avvistati tantissimi oggetti non identificati e ogni anno sono segnalati almeno 100 casi di avvistamenti irrisolti.

Pochi sanno che sin dalla preistoria molte popolazioni della terra hanno avuto contatti con oggetti non identificati ed esseri alieni.
Le testimonianze sono state tramandate fino ai giorni nostri attraverso incisioni rupestri, statue, religioni e riti.

In questo percorso (che svilupperemo in più puntate per evitare di annoiare i lettori) indagheremo su queste testimonianze e cercheremo di capire in che modo e perché gli esseri alieni abbiano influito sulla società umana e a quanto le religioni mondiali siano state influenzate da questi eventi.

Partiamo quindi studiando alcune delle più vecchie, conosciute, civiltà della terra:

Nel 500 D.C in Perù viveva il popolo dei Nasca, scomparso misteriosamente.

500 anni dopo la loro scomparsa vennero ritrovati, nel sito della loro tribù, dei teschi con la forma del cranio allungata.

Gli esperti si continuano a domandare se questa era un'usanza particolare o volevano imitare qualche essere alieno o semplicemente loro stessi erano alieni.

Come sappiamo la razza più conosciuta di alieni è quella dei cosiddetti "grigi" con testa allungata e corpo deforme.

In seguito, in tutto il mondo vennero trovati teschi del genere anche in tribù e luoghi molto lontani tra di loro.

Il popolo Egiziano è forse uno tra i più ricchi di testimonianze e contatti alieni, lo dimostra il semplice fatto che era una popolazione molto colta e piena di conoscenze astronomiche.

Essi stessi sostenevano che i loro dei provenissero dalle stelle: Osiride proveniva dalla costellazione di Orione (pensate anche alle 3 piramidi di Giza in linea con al cintura di tale costellazione) e la moglie Iside dalla stella Sirio.

Un faraone con una storia molto curiosa è il 10° della 18° dinastia, il suo nome era Akenaton.

Esso, quando salì al potere, cambiò le regole e gli egiziani non dovettero più credere a più dei, come avevano fatto fino ad allora, ma devono crede solo al dio rappresentato con il sole (di cui esso stesso si diceva il discendente).

Akenaton non era rappresentato come gli altri faraoni, con spalle larghe e vita stretta, veniva invece raffigurato con un cranio e un viso allungato, zigomi alti, spalle strette, ventre e parte inferiore del corpo larghe.

Anche la moglie Nefertiti e i figli erano raffigurati in quel modo.

Dopo 17 anni del suo regno il faraone fu spodestato dal trono e probabilmente fu fatto uccidere per poter tornare al politeismo o forse per insabbiare la sua identità aliena.

Nel 1907 nella valle dei re fu ritrovato il suo corpo, con grande scalpore si notò che effettivamente il suo cranio è allungato.

Il figlio, che lo sostituì al trono, Tutankamon aveva anch'esso il cranio di quella forma.

In Africa nord occidentale una popolazione chiamata Dogon tramanda da millenni a generazioni moderne riti e tradizioni del loro passato.

Essi sostengono infatti che Nommo, un discendente del dio Amma scese dal cielo per portargli conoscenza.














Un fatto molto curioso è che essi sostengono che il messaggero provenisse dalla stella Sirio B(vicina alla costellazione di Orione), nulla di strano se millenni di anni fa, quando nacque la storia, la stella non poteva essere conosciuta, essa infatti è stata scoperta solo negli ultimi decenni dai potenti telescopi moderni.

In Nuovo Messico, in un villaggio fatto da mattoni cotti chiamato Zuni vi abita, da circa 2000 anni la tribù indigena più antica del nord America, sulle rocce del deserto è incisa la storia della loro tribù tramandata dalle più antiche generazioni.

La loro tradizione è rimasta tale fino ad oggi ed essa narra che esseri dal cielo (chiamati "popolo del cielo") scesero sulla terra, attraverso un portale, per portare conoscenza agli uomini.

Sulle rocce ci sono incisioni fatte risalire al 1200 AC ed esse raffigurano esseri con una tuta spaziale nei i loro velivoli provenienti dalle stelle.

La tribù, ogni anno, celebra l’evento della venuta degli dei sulla terra indossando strane maschere e uno strano abbigliamento, in questi riti vengono cantate e tramandate alle nuove generazioni canzoni le cui parole parlano dello spazio.

Secondo la mitologia Cinese del 3.000 AC. un dio arrivò dalle stelle per risollevare la popolazione dalla povertà e dalla sofferenza.

IL suo nome era Wang e viaggiò fino alla terra nella pancia del suo drago giallo che sputava fuoco e fumo.

Esso divenne imperatore della Cina, venne considerato un eroe e ad esso venne attribuita l'invenzione della bussola, dell'agopuntura, della standardizzazione della scrittura cinese e l'innalzamento della Grande Muraglia Cinese.

Quando ebbe finito il suo lavoro e la gente era in pace andò via tornando sul suo drago giallo.

Questo drago potrebbe essere, in realtà, la rappresentazione di un moderno razzo spaziale che emana fumo e fiamme, al tempo però, non sapendo ancora cosa fossero i razzi i Cinesi lo descrissero come un drago.

In Iraq nel 1849 viene scoperto l'Enuma Elish, il libro della creazione, in cui viene esplicitamente citato il punto della creazione dei primi uomini da parte degli Annunaki (termine tradotto letteralmente "coloro che dai cieli sono arrivati").

Essi arrivarono sulla terra a bordo di veicoli volanti dal loro pianetaNibiru.

Di essi ci sono raffigurazioni in statue e incisioni, in cui vengono rappresentati fluttuanti sopra alla popolazione, con tute spaziali, orologi da polso, ali, stivali e caschi.

Si sono trovate rappresentazioni simili anche nella cultura greca e Romana in cui, divinità potenti che sono nei cieli, spesso scendono sulla terra per interagire con l'uomo, portando scienza e sapere, per esempio Zeus e altri Dei che dal Monte Olimpo scendono sulla terra e spesso si accoppiano con le donne terrestri creando dei Semidei che poi diventeranno eroi o paladini.

In molte religioni tutt’ora esistenti troviamo il collegamento con esseri di altri mondi.

Nel libro biblico della Genesi Dio crea Adamo e Eva e molti esseri celesti come angeli e messaggeri divini interagiscono con gli umani.

In alcune parti della Genesi viene citata la frase "facciamo l'uomo a nostra immagine somiglianza" come se gli dei fossero tanti, non uno solo.

Questo viene riportato anche nella bibbia ebraica (accettata anche dai cristiani) e nel corano dei musulmani.

Antonella - ItaliaParallela

martedì 8 marzo 2011

Bibbia, Ufo e Alieni: intervista allo studioso Mauro Biglino

Di seguito pubblichiamo l’intervista fatta a Mauro Biglino dal quotidiano online Newnotizie.

L'Ufologia è costantemente impegnata nella complessa attività di verificare, ogni giorno, l'attendibilità del materiale relativo ad avvistamenti di presuntiUFO che giunge da ogni parte del globo: fotografie, filmati, testimonianze. Tutti elementi che farebbero ipotizzare, oggi, l'esistenza di oggetti volanti non identificati di natura aliena, o quantomeno di origine misteriosa. Tanti indizi, quindi, ma nessuna "prova inconfutabile" sulla presenza di ETnel nostro mondo, nella nostra epoca.

Ma se allo stato attuale non è ancora dimostrabile una concreta "evidenza aliena", ci chiediamo se documenti del passato possono invece svelare importanti e clamorose tracce sull'origine degli UFO.

A tal proposito, abbiamo intervistato lo scrittore Mauro Biglinoche sta riscuotendo un notevole consenso dalla pubblicazione del suo ultimo lavoro "ll libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia". Biglino è infatti curatore di prodotti multimediali di carattere storico, culturale e didattico per importanti case editrici italiane, collaboratore di riviste, studioso di storia delle religioni, traduttore di ebraico antico per conto delle Edizioni San Paolo. Da circa 30 anni si occupa dei cosiddetti testi sacri e di Massoneria.

Ecco l'intervista, articolata in 10 domande, con cui lo studioso ci aiuterà a capire in che modo andrebbero riviste importanti figure del passato e gli eventi a loro attinenti.


1) Mauro Biglino, prima di tutto la ringraziamo della disponibilità per l’intervista che ci accingiamo a pubblicare. Cosa può dirci della sua persona e della sua professione che non sia già ampiamente diffuso nel web?

MB - Sono io che desidero ringraziare voi per l’attenzione riservatami. Se devo fornire notizie che già non siano sul web posso dire che il mio interesse per l’ebraico è accompagnato dallo studio di altre culture mediorientali ed orientali in relazione alle quali seguo le ricerche di studiosi accademici e ‘alternativi’ di varia estrazione. Sono in contatto con scrittori, ricercatori, docenti universitari, con i quali scambio continuamente testi, conoscenze, traduzioni, pareri, ecc…
A questo impegno si è ormai aggiunta la successione di conferenze che faccio in tutta Italia; non avrei mai immaginato di essere chiamato ovunque a raccontare.
Ciò che mi spinge a dedicare i fine settimana a questa attività è la riposta delle amiche e degli amici che sono sempre numerosi, interessatissimi e che con affetto seguono ciò che vado dicendo.
Il tutto in nome della ricerca libera; so bene di non possedere delle verità per cui metto in gioco ciò che ricavo dallo studio, essendo spesso consapevole di rischiare, ma io penso che quando si percorrono certe vie non si debba avere timore di sbagliare: in quel caso vorrà dire che qualche lettore o amico del pubblico mi aiuterà a liberarmi da un errore.


2) Come si è avvicinato alla traduzione letterale degli antichi testi sacri e quanto essa si discosta dall’interpretazione degli stessi?

MB - Mi sono avvicinato all’ebraico spinto dalla voglia di saperne di più, di avere contatto diretto con i testi da cui deriva la tradizione che ha dato origine a tre importantissime religioni.
L’ho studiato con un insegnante ebreo dalle conoscenze vastissime: uno studioso che preparava gli specializzandi in vari rami della cultura ebraica, un esperto di kabbalàh, fondatore di un centro studi ebraico…
Gli sarò sempre grato per la passione che mi ha trasmesso e per la metodologia di studio che mi ha insegnato.
Ho tradotto 23 libri dell’Antico Testamento, di cui 17 già pubblicati dalle Ed. San Paolo i cui incarichi prevedevano ‘espressamente’ la traduzione letterale.
Tenendo nel debito conto la polisemia della lingua ebraica, e delle lingue semitiche in genere, le traduzioni si possono discostare anche di molto e lo stupore che ho iniziato a raccontare in questo mio libro nasce proprio da anni di abitudine a cercare i significati originari delle radici consonantiche utilizzando i dizionari di etimologia ebraica pubblicati in Israele e curati da Rabbini.
Lo stupore nasce nel momento in cui le radici consonantiche vengono liberate dal condizionamento ideologico e teologico che ha improntato il lavoro dei masoreti: i custodi della tradizione che hanno definito il significato delle Bibbia mettendo le vocali tra il VII ed il IX sec d.C.
Ci sono quindi passi in cui le differenze sono notevolissime, come la possibilità di leggere il primo capitolo del libro della Genesi in una chiave totalmente diversa da quella rappresentata dalla religione, per scoprire che tutto il racconto potrebbe non riferirsi alla creazione ma ad un intervento di tipo assolutamente diverso fatto dai signori venuti dall’alto.
La formazione dell’uomo, nei due passi in cui è decritta, assume una connotazione chiaramente ‘scientifica’ se la si libera dalle sovrastrutture di cui è stata artificiosamente caricata nei secoli; le figure dei cosiddetti angeli e dei cherubini non hanno nulla a che vedere con quanto viene rappresentato dalla tradizione, non appartengono neppure alla stessa categoria: i primi sono individui in carne ed ossa mentre i secondi sono chiaramente delle macchine; i dieci comandamenti scritti sulla pietra non sono quelli che ci sono stati insegnati; alcuni passi dei libri storici ci rappresentano sistemi di comunicazione radio e parlano di combattenti di alta statura dotati di sei dita per ogni arto e così via…
Non si tratta di interpretazioni particolari , ma di semplice lettura del testo ebraico nella sua immediatezza.


3) La lettura e la traduzione dei testi sacri hanno, da sempre, dato maggiore risalto ai significati ed ai messaggi in chiave metaforica. Lei ritiene sia un modo inesatto per studiare un documento storico?

MB - Negli anni è maturata in me una convinzione che - pur nell’alea del dubbio che sempre caratterizza ciò che studio, dico o scrivo - si sta facendo sempre più concreta.
La Bibbia, esattamente come le tavolette sumere, è innanzitutto un testo di cronaca, scritto con gli strumenti linguistici e culturali di cui disponevano gli autori del tempo.
Ogni volta che si ha la disponibilità, il desiderio e l’umiltà di cercare riscontri in questa direzione si hanno sorprese che talvolta sono veramente sconvolgenti.
Le chiavi interpretative spiritualiste, allegoriche e/o metaforiche sono il frutto della non accettazione di questo assunto: in esse si dice che certi racconti o versetti non possono avere il significato letterale perché, essendo scritti in un testo sacro, non possono essere veri, devono per forza voler dire altro…
Ma non è così!
Gli autori biblici hanno messo per iscritto proprio ciò che ci volevano raccontare: che ci piaccia o no! Ed io penso che questa volontà vada rispettata, anche a costo di ribaltare ciò che crediamo di sapere, ma per fare questi ci vuole una notevole apertura mentale.
Per questo motivo apro sempre le conferenze chiedendo ai presenti di “fare finta” con me per un paio d’ore e poi, terminato l’incontro, ciascuno tornerà a pensare ciò che ritiene giusto.
Lo stesso titolo del libro si inserisce in questo atteggiamento; apparentemente presuntuoso, sta in realtà ad indicare semplicemente che le nostre idee cambiano già nel momento in cui cominciamo a porre domande su ciò che prima pensavamo essere certo e indiscutibile.


4) Nel suo ultimo lavoro “ll libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia“ lei propone la traduzione dei passi biblici come un racconto puramente storico, dal quale emergono eventi clamorosi che si distaccano enormemente dalle convinzioni religiose. Il riferimento è alle visioni e agli interventi di Ufo e di entità aliene raccontati nell’Antico Testamento, ce ne vuole parlare?

MB - Per parlarne in modo compiuto dovrei sintetizzare ciò che ho scritto in questo libro e in quello nuovo che ho appena terminato, decisamente più voluminoso del primo.
Il tema è talmente ricco che nelle conferenze dico anche cose che non ho scritto in nessuno dei due, quindi faccio qui una considerazione di carattere generale.
Io non sono un ufologo e non ho mai visto un UFO in vita mia ma la interpretazione ufologica è quella che immediatamente si presenta come la più coerente ad una lettura libera ed incondizionata del Codice masoretico di Leningrado, il codice completo più antico che possediamo e sul quale lavoro.
Enoch, Ezechiele, Elia, Zaccaria, Davide, Mosè e molti altri, hanno avuto contatto continuo con questi individui e le loro macchine volanti; le hanno descritte, ci sono saliti; hanno visto chi le guidava ne hanno descritto i movimenti e le conseguenze prodotte dalla loro vicinanza.
Nel coso di una conferenza a Firenze ho parlato di ciò che ha visto Mosè e il fisico Clarbruno Vedruccio è intervenuto per dire che ciò che io ho narrato rappresentava la descrizione del funzionamento di un motore al plasma con gli effetti tipici che subisce chiunque gli si trovi vicino.
Ma io ovviamente non sapevo nulla prima di quel momento e mi sono limitato raccontare ciò che ho tradotto.
I parallelismi tra i testi biblici, il cuneiforme sumerico, i testi di Enoch, i racconti di popolazioni distribuite sull’intero pianeta producono, in un modo che definirei automatico ed immediato, un mosaico che appare chiaro a chiunque non voglia chiudere pregiudizialmente gli occhi e sostenere che gli antichi quando dicevano una cosa in realtà ne volevano sempre dire un’altra.
Io penso che le cose stiano diversamente.
Se avessimo l’umiltà di accettare gli scritti senza volere introdurre le nostre convinzioni religiose, o i nostri pregiudizi antropologici, dimostreremmo di avere rispetto per gli antichi.
Questi individui ‘alieni’ sono presentati nelle loro varianti somatiche, caratteriali, culturali; se ne parla come di entità fisiche vere e proprie; non vengono loro risparmiati particolari veramente poco dignitosi che non sarebbero assolutamente attribuibili ad entità spirituali; ci viene raccontato il modo in cui si spostavano; ce ne vengono presentati gli obiettivi non sempre eticamente accettabili…
Chi sarebbe così improvvido da inventare divinità simili per poi adorarle con rispetto e devozione? Nessuno!
Certo non un popolo come quello sumero che è stato il depositario di conoscenze in ogni ambito del sapere e dunque non poteva divenire improvvisamente sprovveduto proprio solo nell’ambito religioso.
Non si può dire che una cultura evoluta come quella si dota di una forma di pensiero religioso tanto infantile quanto inaccettabile: loro raccontavano ciò che vedevano e sapevano, accettabile o meno che fosse.
Per quanto concerne la Bibbia spesso nelle conferenze documento con immagini quanto siano storicamente veri alcuni passi che sono sempre interpretati come allegorici o fantastici.
Voglio dire con una certa tranquillità – e, ripeto, senza essere assolutamente un ufologo – che la chiave di lettura ufologica rende comprensibili innumerevoli passi biblici che attualmente rimangono oscuri e che vengono inseriti nella categoria teologica del ‘mistero insondabile di Dio’, introdotta dalla teologia per rendere accettabile l’inspiegabile..


5) Figure e concetti di estrema importanza religiosa come Dio, Adamo, Mosè, Gesù e la Gloria di Dio andrebbero, quindi, integralmente rivisti sulla base delle traduzioni letterali. Potrebbe spiegarci, ad esempio, una delle figure suindicate nel nuovo scenario? Chi erano gli Elohìm?

MB
- Tra le tante figure proposte dalla domanda scelgo quella di Dio perché è intrinsecamente connessa con gli Elohìm. Mi scuso in anticipo per la sintesi ma non possiamo qui fare una disquisizione filologica.
Con il termine Dio si traduce al singolare il vocabolo Elohìm (plurale) il cui significato si ricava dai parallelismi con le definizioni semitiche e sumero-accadiche di Ilu, Ilanu, Ellu, Anunnaki: i “Signori”, gli “Splendenti” o ancora “Coloro che sono scesi dal cielo sulla terra”.
Quindi il termine Dio non è propriamente una traduzione ma una interpretazione di ordine esclusivamente teologico che non ha nulla a che vedere con il testo.
La persona del Dio del popolo ebraico conosciuto come Yahwèh rappresenta solo uno dei tanti individui che sono venuti da un mondo diverso e che si sono divisi il controllo di precisi territori sul pianeta.
Nel nuovo libro riporto anche i passi biblici in cui si documenta quando è avvenuta questa divisione.
Il popolo sapeva bene che erano molti (probabilmente 600 divisi in una gerarchia militare precisa) e che ogni volta poteva scegliere quali di essi servire in funzione delle convenienze del momento.
Lo sapeva bene anche ‘Lui’ tant’è che puniva inesorabilmente con la morte ogni tentativo di tradimento che metteva in forse il suo potere ed il suo controllo.
Ne “il libro che cambierà per sempre…” documento anche come la Bibbia sapesse bene che questi erano individui materiali, mangiavano e bevevano, avevano caratteristiche fisiche ed esigenze personali precise, erano molti, si combattevano tra di loro, avevano conoscenze tecnologiche elevatissime, si muovevano su macchine volanti come il ‘kevòd’ che viene tradotto senza alcuna giustificazione con ‘Gloria’ mentre il termine indica chiaramente un qualcosa di pesante e potente!
Dai testi antichi apprendiamo che erano dotati di una vita decisamente più lunga ma ‘non eterna’ perché l’Antico Testamento dice espressamente ciò che pochissimi sanno: essi ‘morivano come tutti gli altri uomini’. Anche questo faccio vedere nel libro attuale riportando i versetti ebraici in modo che chiunque possa verificare ciò che dico.
Dal momento che io sono consapevole di non possedere delle verità, e quindi non voglio mettere in crisi le convinzioni più profonde dei credenti, faccio notare per inciso che se queste ipotesi dovessero un giorno dimostrarsi fondate, un uomo di fede vera non avrebbe alcuna difficoltà a fare rientrare questi eventi nell’abito del disegno provvidenziale di Dio.
Io di Dio non so nulla, non ho le certezze dei credenti ma neppure quelle degli atei e dunque mi limito a raccontare ciò che leggo nei testi antichi originali.


6) Di recente è scomparso uno tra più grandi scrittori e divulgatori della cosiddetta “pseudoarcheologia”, Zecharia Sitchin, il quale ha sempre sostenuto l’origine aliena del genere umano. Gli studi che lei ha condotto trovano qualche legame con le teorie di Sitchin? Che idea si è fatto sulla profezia dei Maya in relazione al 2012?

MB
- Ovviamente ho letto tutto ciò che ha scritto ma ho letto anche ciò che scrivono i sumerologi accademici di fama internazionale (Pettinato, Kramer, Botero, Furlani, Poebel ecc) perché penso che una libera ricerca debba necessariamente spazziare su ampi orizzonti e conoscere ciò che dice la scienza accademica ufficiale e quella alternativa.
Ciò che mi sento di dire con tranquillità è che la Bibbia conferma Sitchin molto più di quanto lui stesso non abbia mai rilevato nei suo libri.
Tralascio il discorso relativo a Nibiru perché la Bibbia non ne parla, anche se in relazione ai Nephilim (i cosiddetti Giganti) nel nuovo libro formulo una ipotesi sulla loro probabile provenienza traendo spunto da termini aramaici presenti nel testo biblico. Ma non posso ovviamente anticipare qui.
In relazione al 2012 dico subito che sono vittima di un viziaccio bruttissimo che mi deriva dall’avere studiato l’argomento ‘profezie’ per molti anni: tendo a non dare loro credito.
D’altra parte bisognerebbe fare un attento lavoro di scelta tra tutte le interpretazioni date per capire che cosa succederà: è stato scritto tutto e il contrario di tutto, compreso il fatto che la data è sbagliata di molti decenni. Ognuno quindi sceglie ciò che più gli piace: dalla fine del mondo al positivo rinnovamento spirituale.
Personalmente non ho fatto scelte e rispetto quindi quelle altrui, sapendo che la possibile sorpresa è sempre dietro l’angolo. Quindi l’importante è non chiudersi mai in via definitiva nelle proprie convinzioni.


7) Nella pubblicazione dei suoi lavori o nella fase precedente ad essa, considerata l’argomentazione trattata soprattutto nel suo ultimo libro, ha ricevuto qualche forma di ostruzione, di boicottaggio? Se sì può dirci da parte di chi?

MB
- Ho ricevuto attacchi ed insulti anche molto violenti: su Yahoo era stato aperto un blog dedicato solo a questi, ma dopo un mese è stato chiuso.
Dato il lavoro di traduttore di ebraico masoretico, prima della pubblicazione del libro ero chiamato a parlare di Bibbia in corsi tenuti presso sedi vescovili ed ora tutto si è naturalmente fermato.
Ciò che è successo è che non ho più avuto incarichi di traduzione da parte delle Ed San Paolo; si trattava di incarichi che negli anni venivano dati con continuità di volta in volta e quindi loro liberi di non conferirne più.
Attualmente hanno in mano la traduzione già effettuata dei libri di Giosuè e dei Giudici ma non so se la pubblicheranno: in ogni caso anche in questo frangente la decisione spetta a loro che sono assolutamente liberi di pubblicare o meno.
Non posso neppure dire di essere arrabbiato; avevo messo in conto la concreta possibilità che succedesse e dunque è normale.
Su uno dei volumi già pubblicati il mio nome è affiancato in quarta di copertina a quello di Mons. Ravasi (Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura del Vaticano, uno dei massimi biblisti italiani) e onestamente capisco il fastidio di avere come traduttore ufficiale uno come me che “dice cose così”.
Quindi non c’è problema: vado avanti con le conferenze e gli scritti, ma soprattutto con lo studio.


8) Nonostante lei non sia un ufologo, viene spesso invitato quale relatore a convegni su UFO e tutto quanto è in correlazione alla vita extraterrestre. Le chiedo:

1. c’è una “teoria comune” che è stata esposta nei diversi incontri a cui lei ha partecipato e che i lettori dovrebbero sapere?

2. ha mai visionato un filmato o un documento che provasse, in modo inconfutabile, l’esistenza degli alieni sulla Terra?

3. gli UFO possono essere un’invenzione umana tenuta nascosta?

MB
- Vediamo le singole risposte.
1) Esiste una teoria comune che prevede l’intervento degli alieni nella storia sia evolutiva che culturale dell’uomo ma questa si articola poi n una serie di ipotesi che devono essere attentamente valiate: un solo intervento, più interventi distribuiti nel tempo, razze aliene diverse ecc..
La mia scelta metodologica attuale è stata dichiaratamente quella di riportare quasi esclusivamente ciò che racconta la Bibbia. Una volta pubblicato il secondo libro darò a me stesso maggiore libertà ed allora ricostruirò su basi più ampie una ipotesi complessiva.

2) Seguendo i convegni ho conosciuto di persona e sono divenuto amico di vari ufologi (da Roberto Pinotti a Pablo Ayo ecc..) ed ho imparato a distinguere le varie metodologie. Posso dire che alcuni di loro operano in modo veramente scientifico e quindi, non avendo io le competenze necessarie per formulare ipotesi, devo necessariamente basarmi su ciò che ascolto da loro.
Posso anche dire con una certa tranquillità che ci sono cose che ho visto che mi fanno pensare che negare l’esistenza degli UFO sia veramente difficile.
D’altra parte lo stesso Mons. Corrado Balducci che studiava la vita aliena su incarico ufficiale del Vaticano, ebbe a dire: “O chiesa o non chiesa gli UFO esistono e la Bibbia li conosceva”(sic!).

3) In funzione di ciò che ho detto prima non penso che gli UFO siano una invenzione umana: mi pare di potere dire che sono realmente esistiti e che forse sono qui anche ora.
Ma questa è l’impressione di un non esperto e quindi vale poco.


9) Nell’ultimo periodo stiamo assistendo ad una escalation di avvistamenti UFO in tutto il mondo: da una parte c’è una ferma condanna del fenomeno in quanto spesso si palesa come “bufala”; dall’altra vi è un’esposizione mediatica degli anomali eventi senza precedenti: tg, libri, film, talk-show, documentari, blog, forum. Le domando: secondo lei nel primo caso può essere in atto una forma di “debunking”, una strategia atta a screditare il fenomeno ufologico? Viceversa, nel secondo caso potrebbe essere pura speculazione oppure un modo per “acclimatare” l’opinione pubblica al fenomeno?

MB
- Penso che si tratti di una preparazione anche se il debunking è una delle attività che i potenti non abbandonano mai.
Lo stesso Vaticano sta intensificando le sue attività in tale direzione con incontri, conferenze , finanziamento di progetti di studio, per prepararsi a gestire il momento in cui la possibile verità non potrà più essere nascosta.
Oltre alle parole già citate ricordo che nelle ultime edizioni del “Lexicon recentis latinitatis” (curato dalla Editrice Vaticana) sono stati inseriti termini come: Navis sideralis (astronave), Aeria navis (aeronave), Aerius viator (astronauta) e RIV ‘Res Inexplicatae Volantes”, cioè UFO.
Curioso vero!?


10) Viviamo in un’epoca di grande progresso tecnologico. L’attuale generazione nasce in un contesto dove l’informatizzazione della vita e la diffusione di internet permette di acquisire concetti che un tempo erano tabù. Con tale premessa lei crede che il genere umano, oggi, sia maggiormente preparato ad un contatto con una vita aliena intelligente?

MB
- Sicuramente sì!
Dopo la pubblicazioe del libro sono stato letteralmente e piacevolmente sommerso da reazioni che provengono da persone appartenenti ai più diversi ceti sociali, da ambienti culturali di varia estrazione, da ricercatori universitari e studenti di teologia…
Penso proprio che se domani qualcuno facesse la rivelazione definitiva, provandola nei fatti, l’umanità vedrebbe risolta una delle sue curiosità fondamentali, quella che da millenni la spinge a guardare verso il cielo alla ricerca del suo ‘creatore’.

Rinnoviamo i ringraziamenti a Mauro Biglino per la piacevole ed interessante chiacchierata, confermandosi uno studioso dal tono gentile ed estremamente schietto. Di lui sentiremo ancora parlare.

PASQUALE GALLANO

Fonte: http://www.bibbia-alieni.it/?p=379


domenica 6 marzo 2011

Il settarismo ideologico e religioso

E' difficile pensare a qualcosa di più insidioso di una mente settaria. Il settarismo ideologico divide l'uomo dall’uomo, coltivando il seme della prepotenza e della volontà di trasformare il pensiero altrui nel proprio. Dal punto di vista filosofico, la tendenza al settarismo è in netto contrasto con la ricerca della verità e con uno spirito amorevole. Si può essere in disaccordo col pensiero o le credenze di altri, e questi dissensi vanno discussi con la civiltà di chi non si ritiene superiore e infallibile. Il tentativo di cancellare, ridicolizzare o screditare le visioni non condivise, allo scopo di attrarre verso la propria ideologia il maggior numero di persone, è comparabile a un crimine contro la libertà umana.

Purtroppo la tendenza all’emarginazione è innata nell’essere umano; essa nasce dalla paura. Il timore del diverso, dal punto di vista psicologico, sessuale, razziale, religioso o culturale, porta alla creazione di barriere e fomenta il conflitto. Quando tale limite si unisce alla brama di potere, allora la paura per il nuovo – connaturata alle masse – è strumentalizzata da chi detiene il potere sociale o religioso. In questo caso la delazione, la falsa comunicazione, il preconcetto, l’emarginazione, sono gli strumenti utilizzati per limitare lo sviluppo di qualsiasi forma di pensiero che possa mettere a repentaglio la supremazia di chi siede sul trono.

Qualsiasi realtà che vanti qualche secolo di vita è assimilata socialmente come “tradizione”. Questo termine implica erroneamente la sicurezza e la giustezza. Tutto quello che è “giovane”, recente, è mostrato come un pericolo per la tradizione e la tranquillità di un popolo. Ma l’antichità di una concezione non è sufficiente per descriverne la validità; se così fosse, noi vivremmo in un mondo pacifico e armonico.

Spesso una minoranza di pensiero è mostrata come un pericolo per la stabilità del “bene”, ovviamente garantito dal pensiero maggioritario. Tuttavia, soprattutto in termini religiosi, il pensiero della maggioranza è spesso generato da un condizionamento di base, avvenuto nei primi anni di vita. Proprio questa tendenza – sebbene comunemente accettata – è identificabile come settaria e prevaricatrice. Dapprima s’inculca nei giovanissimi una visione univoca della realtà e poi si getta discredito su chiunque osi metterla in dubbio.

Da qualche tempo, in Italia, si parla molto di sette, ma si discute poco sullo spirito settario, che si trova abbondantemente al di fuori dei piccoli gruppi, sia collettivamente che individualmente. La mentalità settaria, infatti, è certamente alla base della creazione di una setta (espressa nella sua accezione popolare e negativa, e non secondo il suo significato originale), ma si presenta anche alla radice della nostra società.

Purtroppo questo argomento è affrontato spesso in maniera qualunquista, o evitato per la sua complessità e per un’interessata ossequiosità nei confronti dei poteri istituzionalizzati (dato che affrontarlo implicherebbe la messa in discussione di una buona parte delle nostre convinzioni e convenzioni). Questa tendenza è riscontrabile in tutto il mondo.

La prima convinzione che possiamo coraggiosamente discutere è la nostra rappresentazione del mondo: un’immagine poco convincente, fondata sull’idea di un’accreditata superiorità intellettuale, morale e sociale, che è ancora tutta da comprovare sul campo (e che ad ogni messa alla prova, scricchiola paurosamente).

Naturalmente, il problema non si pone solo per l'Occidente. La religione, si sa, ha influenzato profondamente le vite umane, portando nel quotidiano tutta una serie di luoghi comuni e regole morali, rispetto alle quali esiste un’abitudine talmente radicata, da impedirne un esame obbiettivo.

Proprio le religioni, che dovrebbero essere le custodi di una morale elevata, sono state storicamente le prime portatrici di un pensiero settario e prevaricatore. Se mille persone formano una congregazione che vive secondo regole differenti da quelle ordinarie (pur nella legalità) e le famiglie di questa congregazione insegnano ai loro figli i principi etici e religiosi in cui credono, immediatamente si evoca il pericolo, l’esaltazione, il settarismo e l’indottrinamento di minori.

Purtroppo, non ci si rende conto che questi comportamenti sono esattamente quelli a cui siamo stati sottoposti sin dalla nascita. Tale genere di “programmazione” è la sorte riservata ad ogni bambino, in ogni luogo del mondo. Nessuno ha atteso che fossimo adulti, per lasciarci scegliere se professare una fede e quale; se vivere secondo i dettami della morale cristiana, musulmana, ebraica, buddhista o induista. Secondo il luogo di nascita, l’indottrinamento accade senza alcuna possibilità di scelta, esattamente con la tipica metodologia settaria e prevaricatrice, normalmente attribuita a realtà minoritarie.

In tutto il mondo, un bambino è condizionato alla morale e alla religione del luogo in cui è nato, senza alcuna possibilità di scelta. Le “religioni di stato” difendono la loro posizione in modo settario, attaccando tutte le minoranze che esprimono un pensiero che potrebbe indebolire la loro posizione d’autorità e potere sociale.

È questa un’espressione d’amore? Garantisce una libera ricerca della verità? È una morale superiore che porta l’essere umano verso l’uguaglianza di diritti e l’ascolto del proprio cuore e della propria coscienza? Per rispondere di no basta poco, o… forse, molto: quel “molto” che equivale al coraggio di credere in Dio in modo consapevole, e di credere nella libertà di pensiero e di sentimento.
Dal punto di vista laico, ogni essere umano deve avere la garanzia di poter scegliere la propria vita. Ciò che conta è rispettare quelle leggi che permettono la convivenza civile e onesta, in seno ad una società. Una cultura avanzata e civile deve permettere che ogni donna e ogni uomo che la rappresentano siano liberi di comprendere la vita materiale e spirituale secondo la loro sensibilità.

Sotto il profilo religioso, nel rispetto del significato più profondo di questo termine, ognuno deve poter guardare in se stesso e alzare gli occhi al cielo, stabilendo il suo percorso spirituale e scegliendo se vivere nella fede di una religione o attraverso una differente via di ricerca della Verità.

Molte religioni hanno instillato nei secoli la paura della punizione divina, creando il senso di colpa ed enfatizzando il concetto di peccato, come strumento di controllo dei “fedeli”. Come ha espresso con forza e lucida ragione Martin Lutero: «Credere in un dio vendicativo, punitivo e selettivo significa non avere per nulla fede in Dio». Egli affermava che le scritture ci hanno presentato un Dio d’amore, ma che i poteri religiosi che predicavano l’amore e la misericordia, nei fatti esprimevano invece ipocrisia e volontà di soggiogare gli uomini ai loro interessi.

Le cose sono cambiate? Seguendo quotidianamente i mezzi d’informazione con mente aperta e obbiettiva si può ottenere una risposta chiara e pulita. Ma, forse, non è poi così sensato attendersi i cambiamenti “dall’esterno”. Non lo è mai stato. La storia umana ci ha insegnato che i cambiamenti sono venuti sempre attraverso uomini e donne che hanno saputo sognare un mondo migliore, credendo nella loro visione e combattendo per realizzarla.

Un vero cambiamento civile, consapevole e libero, nasce sempre dall’interno di noi stessi. L'uomo saggio, non è chi pretende il mutamento degli altri, ma chi opera con perseveranza per realizzare il proprio.

L’uomo coraggioso, è colui che non accetta che tale percorso – che ognuno ha diritto di scegliere – sia impedito dall’intolleranza e dalla volontà di prevaricazione di quanti vivono nel settarismo e nella brama di asservire gli altri al proprio pensiero (giusto o sbagliato che sia).

All’Istituto per l’Evoluzione Armonica dell’Uomo insegniamo un metodo per ottenere una maggiore consapevolezza di noi stessi. Essere consapevoli significa comprendere da soli l’origine e il percorso dei processi mentali, emozionali e interiori. Ciò implica la riduzione della possibilità di subire influenze condizionanti, provenienti dall’ambiente in cui viviamo.

La Libertà, che riteniamo il più elevato fra i diritti conseguibili dall’essere umano, porta con sé un conseguente senso di responsabilità. Se io sono libero nel mio pensiero e nell’agire secondo coscienza, ogni atto compiuto – e i suoi risultati – sono imputabili esclusivamente a me stesso, e a nessun altro. È una scelta che implica una maturità umana che, divenendo espressione di un una società intera, porta necessariamente alla realizzazione di una civiltà più coerente e indipendente, nel suo assieme.

Seguire la linea di minor resistenza, lasciando ad altri la responsabilità del proprio pensiero e dei propri atti, è una manifestazione d’immaturità e di mancanza d’integrità interiore. Tramite questo modo di rapportarsi a se stessi e ai valori della vita, l’essere umano ha perpetrato – nel suo percorso storico – innumerevoli atrocità, condonate dall’idea che ciò che si compie sotto la pressione di un potere superiore (laico o religioso) diventa scusabile e comprensibile.

Il settarismo, in qualsiasi forma si manifesti, è molto spesso il risultato di un’aggregazione di pensiero generata da una pressione coercitiva – più o meno visibile – alla quale tendiamo ad adattarci. Siamo estremamente reattivi nel riconoscere questa pericolosa devianza mentale, quando essa si manifesta al di fuori del nostro ambito culturale, ma non lo siamo altrettanto nel coglierne la presenza all’interno della collettività in cui viviamo (o direttamente in noi stessi).

Non esiste nulla di più auspicabile di un mondo in cui tutti possano esprimere la loro natura e il loro credo interiore, senza subire il condizionamento e le aggressioni di coloro che la pensano diversamente, soprattutto se questi ultimi rappresentano una maggioranza. La vera democrazia infatti, anche se istituzionalmente si manifesta tramite l’accreditamento della volontà dei più, può essere riconosciuta come un’espressione di elevata civiltà solo quando si eleva al di sopra dell’acquiescente asservimento alla totalità, a discapito di una qualsiasi minoranza.

Il forte non è chi schiaccia il debole, ma chi si fa carico della sua debolezza, garantendogli la sopravvivenza. La vera libertà non è il risultato di una manciata di voti, o di un adeguamento collettivo, ma la garanzia che ogni forma di pensiero possa svilupparsi in ogni luogo, protetta e favorita da chi ha il potere istituzionale per farlo. Ancor più: custodita e rispettata da ognuno di noi; perché, in ultima analisi, un mondo migliore è ottenibile solo attraverso la maturazione e la libertà interiore degli individui che ne costituiscono l’ossatura vitale.

Andrea Di Terlizzi